• 0941 210 93

  • Piazza Cattedrale n. 7 98066 Patti (ME)

Costruire-con-le-comunità
avatar

La Caritas Diocesana di Patti ha partecipato al percorso formativo promosso dalla Delegazione Regionale Caritas Sicilia sul lavoro sociale di comunità e sul coinvolgimento dei giovani. Due giornate per riflettere su un cambio di prospettiva fondamentale: non soltanto fare qualcosa “per” le persone, ma costruire percorsi “con” le persone e con le comunità.

Nei giorni 17 e 18 settembre 2026, presso il Centro Maria Immacolata di Poggio San Francesco, la Caritas Diocesana di Patti ha preso parte all’importante momento di formazione promosso dalla Delegazione Regionale Caritas Sicilia e dedicato al tema “Il lavoro sociale di comunità. Possibili applicazioni e coinvolgimento dei giovani”.

La formazione, condotta da Andrea Gollini, in collaborazione con Erickson, ha offerto alle Caritas partecipanti l’opportunità di interrogarsi sul proprio modo di essere presenti nei territori, accompagnare le persone e contribuire alla crescita delle comunità.

Non solo “per” le persone, ma “con” le persone

Uno degli interrogativi centrali delle due giornate ha riguardato proprio il modo in cui intendiamo l’azione sociale.

Non basta più domandarsi soltanto: “Che cosa possiamo fare per le persone?”. La sfida è imparare a chiederci: “Che cosa possiamo costruire insieme alle persone?”.

È in questo passaggio che trova spazio il lavoro sociale di comunità: un approccio che non considera le persone semplicemente come destinatarie di servizi e interventi, ma come protagoniste capaci di contribuire alla lettura dei bisogni e alla costruzione delle possibili risposte.

Conoscere e ascoltare la comunità

Fare lavoro di comunità significa innanzitutto conoscere il territorio, ascoltare le preoccupazioni che già abitano le persone, individuare le risorse presenti e mettere in relazione energie, competenze e disponibilità differenti.

Non si tratta, dunque, di arrivare all’interno di una comunità con soluzioni già definite, ma di accompagnarla nella capacità di leggere se stessa, riconoscere le proprie fragilità e le proprie potenzialità e costruire progressivamente risposte condivise.

Un processo nel quale la relazione assume un ruolo fondamentale e nel quale anche l’operatore è chiamato a ripensare la propria funzione: non semplicemente colui che analizza un problema, individua una soluzione e assegna compiti, ma una figura capace di ascoltare, facilitare, mettere in relazione e accompagnare.

Gli strumenti per costruire percorsi condivisi

Nel corso della formazione sono stati approfonditi diversi strumenti e passaggi del lavoro sociale di comunità: dalla costruzione del profilo di comunità all’individuazione delle preoccupazioni condivise, dalla costituzione del gruppo guida alla definizione di una finalità comune.

Il percorso conduce quindi alla costruzione delle reti di fronteggiamento, alla progettazione delle azioni e, successivamente, al loro monitoraggio e alla verifica condivisa.

Passaggi che evidenziano come il lavoro di comunità non sia semplicemente un insieme di attività, ma un processo nel quale le persone vengono progressivamente coinvolte nella definizione degli obiettivi e nella costruzione delle risposte.

Un cambio di prospettiva

Il lavoro sociale di comunità propone quindi un vero e proprio cambio di prospettiva: dal destinatario al protagonista, dalla prestazione alla relazione, dal servizio alla rete, dal progetto “per” al progetto “con”.

Significa imparare a guardare un territorio non soltanto attraverso i suoi problemi e i suoi bisogni, ma anche attraverso le sue risorse, le relazioni esistenti, le competenze delle persone, i loro desideri e la possibilità di assumere insieme delle responsabilità.

Una comunità non è soltanto il luogo nel quale emergono delle fragilità: è anche lo spazio nel quale possono essere generate le risposte.

I giovani come protagonisti delle comunità

Particolare attenzione è stata dedicata al coinvolgimento dei giovani. Anche in questo caso, il cambio di prospettiva è significativo.

I giovani non possono essere considerati soltanto destinatari di iniziative o volontari ai quali chiedere di svolgere attività già decise da altri. Coinvolgerli realmente significa riconoscere la loro capacità di portare linguaggi, intuizioni, sensibilità, competenze e nuovi modi di leggere il territorio.

La partecipazione autentica nasce quando un giovane non trova semplicemente un posto già preparato per lui, ma ha la possibilità di contribuire alla costruzione stessa del percorso, delle sue finalità e delle azioni da mettere in campo.

La funzione pedagogica della Caritas

Per la Caritas Diocesana di Patti, quanto approfondito durante le due giornate richiama direttamente una delle dimensioni fondamentali dell’identità Caritas: la funzione pedagogica.

L’impegno non può esaurirsi nella risposta immediata a un bisogno, per quanto necessaria. Occorre lavorare affinché le comunità diventino sempre più capaci di osservare, ascoltare, discernere, attivarsi e prendersi cura insieme delle fragilità che le attraversano.

Questo significa valorizzare ciò che già esiste nei territori, creare connessioni, favorire la partecipazione e accompagnare le persone affinché possano essere protagoniste dei processi che le riguardano.